Interviste

GAZZETTA DI PARMA
venerdì 9 agosto 2019 

L'intervista ■ Carla they
«La grande bellezza di un'estate in tournée»
MARIA TERESA ANGELLA

II nostro lavoro ci porta a suonare in posti unici e spesso non molto conosciuti.
Dal suggestivo castello francese di Senaud alla Basi­lica di San Vitale per il Ra­venna Festival, dallo Yacht club di Como fino alla tournée su e giù dall’Italia che la terrà impegnata tutto agosto. «Quest’estate? Niente vacan­ze, ma tantissime emozioni, concerti e posti bellissimi» dice Carla They, arpista par­migiana molto nota in città e non solo, che fino a settembre accompagnerà con le sue in­confondibili note le notti dei luoghi più belli d’Italia.
Nata a Parma in una famiglia di musicisti, ha frequentato i conservatori «Arrigo Boito» di Parma e «Giuseppe Nico­lini» di Piacenza dove si è di­plomata brillantemente in ar­pa, iniziando poi un’ emozio­nante carriera da solista che l’ha portata ad esibirsi in im­portanti istituzioni interna­zionali come il Consolato Ita­liano di Parigi, l’Ambasciata Britannica a Roma e in nu­merosi festival. La sua arpa viaggia per migliaia di chilo­metri ma le sue corde sono sempre ben salde, tenute uni­te dalla grande passione e dal­l’entusiasmo. «La cosa bella del nostro lavoro è che ci por­ta a suonare in posti unici, spesso non molto conosciuti ma di una bellezza travolgen­te - racconta l’arpista -. Le ori­gini dell’arpa si perdono nella notte dei tempi, tra mitologia e archeologia, Sumeri, Egizia­ni, sirene e altre leggende. È uno strumento che si abbina alle figure mitologiche fem­minili e ha un fascino parti­colare. Ho portato la mia arpa ovunque e ogni volta mi ac­corgo che le persone riman­gono incantate dalla bellezza dello strumento e dal suo suo­no particolare, delicato ma in­cisivo allo stesso tempo». Con studio e impegno Carla si è costruita il suo repertorio che le permette di suonare generi anche molto diversi: «Dalla musica medioevale alla mu­sica antica e celtica, arrivan­do anche alle musiche da film che sorprendono sempre molto», spiega la They. Il tour estivo la porterà in luo­ghi suggestivi come l’abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Montescaglioso in provincia di Matera; Pisticci, paese natale del collega flautista Raffaele Bifulco e Tursi, sempre nel materano. In Abruzzo toccherà Rocca Calascio, il castello Piccolomini di Capestrano vicino al­l’Aquila e Craco. Il 15 la They suonerà a villa Cordevigo di Cavaion Veronese sul lago per il tradizionale Gran concerto di Ferragosto, un'esibizione per arpa solista e tre cantanti lirici (tenore, soprano e mez­zo soprano) con musiche di Donizetti, Verdi e Puccini. Dal 18 al 23 la sua arpa sarà al­l’isola d’Elba per una serie di concerti lirici insieme al mezzosoprano parmigiano Stefa­nia Maiardi a Portoferraio, Rio nell’Elba, Porto Azzurro, Rio Marina, Santo Stefano e Bagnaia. A settembre, poi, ap­puntamento al Lido di Gua­stalla con il concerto all’alba sul Po, il festival Mangiacinema e il Festival della Filosofia a Carpi.



GAZZETTA DI PARMA
SABATO 27 AGOSTO 2016

Carla They: «Il potere seduttivo dell’arpa»

Mariacristina Maggi

Si narra che il mago Mer­lino suonasse L'arpa: il suo suono melodioso ave­va il potere di sollevare le pietre. Per i celti l’arpa era un og­getto sacro in grado di stabilire un legame tra la vita e la morte. Leggende a parte, il più femmi­nile degli strumenti musicali, è senza dubbio magico. Ed è la mu­sicista parmigiana Carla They a ricordarlo con emozione: lei, che di arpa se ne intende. Altissima, bella, un corpo da indossatrice (mestiere che tra l’altro ha svolto per anni, ndr) è decisamente per­fetta per uno degli strumenti più eleganti, capace di trasportarti in mondi lontanissimi: è infatti molto richiesta e quest’estate la sua agenda ha avuto poche pa­gine bianche. 
Carla è nata in una famiglia di mu­sicisti (il nonno Mario They era caporchestra al Teatro Regio di Par­ma e all’Arena di Verona) e il suo amore per l’arpa viene da lontano (anche sua nonna la suonava, ndr): un colpo di fulmine che la portò a frequentare il nostro Con­servatorio e quello di Piacenza do­ve si è diplomata a pieni voti nel ‘90. Da allora la sua carriera da so­lista non si è mai arrestata e i con­certi sono stati tantissimi non solo a Parma e in molte piazze italiane ma anche in giro per l’Europa, da Parigi ai castelli della Loira pas­sando per Amsterdam. Carla ha suonato davvero ovunque, è infatti una delle interprete più raffinate a livello nazionale, ma nel suo cuore è ancora vivo il ricordo e l’emo­zione dei recital al nostro Teatro Regio e all'Auditorium Paganini dove ha avuto la felice occasione di confrontarsi con grandi arpisti americani. «Sono molto legata al­la mia città -sottolinea con orgo­glio- e mi piacerebbe poter contri­buire alla nostra crescita culturale portando la musica in tanti bellis­simi spazi di Parma, spesso sco­nosciuti anche dai parmigiani». 
Già, la musica per Carla non va mai in vacanza e i questa lunga estate calda per lei è iniziata con «I tesori musicali alla corte della Du­chessa» con una bellissima serata al Convitto Maria Luigia organiz­zato dalle Verdissime.com, poi a Dobbiaco con i Celtic Spirit (oltre all’arpa classica si è specializzata anche in quella celtica) con cui a settembre sarà a Collecchio e Pom- ponesco; non poteva non dare il suo contributo alla «Bellezza come rivoluzione» nello splendido sce­nario dei castello dei conti Guidi nel Casentino alla presenza di Vit­torio Sgarbi, poi ancora la rassegna «Musica intorno al fiume» (Casalpò-Poviglio), lo Yacht Club di Co­mo, i suoni tra Medioevo e Celtico a Castiglion Fiorentino con il Duo Arcadia (insieme al flautista Raf­faele Bifulco) la rassegna «Musica in mostra» allo Csac della nostra Università in collaborazione con la Fondazione Toscanini, la rassegna di Salsomaggiore curata da An­drea Villani «Diciottoeventi» e tante altri appuntamenti: l’8 set­tembre sarà al Multipolo Centro Cultura di Cavriago con il soprano Renata Campanella e poi ancora al Santo Sepolcro di Gerusalemme di Reggio Emilia, alla rassegna «Mangia come scrivi» di Cantù. E, ancora, tanti altri concerti sia da solista che in ensemble. Una car­riera sempre in ascesa in Italia e all’estero: ma con il cuore che batte sempre forte per Parma.»


IL GIORNALE DEL LAZIO
8-22  MAGGIO  2014

Intervista a Carla They, arpista
di  LISA BERNARDINI


Carla They e l’Arpa: quando nasce questo amore che ti ha portato ad essere una delle interpreti italiane piu’ raffinate di questo strumento? 
Nasce intorno ai dieci quando mio nonno, il prof. Mario They, caporchestra al teatro Regio di Parma e all’arena di Verona, resosi conto che ero molto portata per musica mi portò in Conservatorio a conoscere gli insegnanti e provare i vari strumenti. Con l’arpa fu amore a prima vista, mi colpì per la dolcezza del suono e la bellezza estetica 

Quali sono state le tappe piu’ importanti della tua carriera? Quelle che sicuramente ti hanno portato ad essere l’arpista talentuosa che sei. 
Sicuramente i recital per arpa sola nei grandi teatri, ho tenuto concerti al Regio di Parma, al Valli di Reggio Emilia, al Bibiena di Mantova e tantissimi altri, inoltre ho partecipato al concerto “Gli Stati Uniti incontrano Parma “ dove ho avuto la possibilità di esibirmi al fianco dei più grandi arpisti americani, una bellissima esperienza ! 

In qualita’ di musicista professionista, quali sono oggi i problemi piu’ importanti che deve fronteggiare una artista del tuo calibro, che di musica vive? 
Sono tanti: in primis la carenza di fondi da destinare alla cultura che porta i comuni a non poter più organizzare eventi, poi la burocrazia che obbliga i committenti a pagare ENPALS, SIAE, etc e i tempi per ottenere i pagamenti sono “biblici” -si pensi che in media un comune o qualsiasi altro ente paga dopo quattro\cinque mesi, o anche oltre. Il fatto è che i soldi dei viaggi ( benzina, autostrada, pernottamenti) li anticipiamo noi strumentisti. E’ un vero peccato perchè la gente ha bisogno di cose belle, anche solo un’ora di buona musica aiuta psicologicamente e ogni volta che finisco un concerto vengono in tanti a chiedermi quando sarà possibile riascoltarmi... 

A chi devi dire grazie, Carla? Come donna e come musicista.
Sicuramente alla mia famiglia, al nonno che ha sempre creduto in me, a mia madre che mi comprò la prima arpa e poi a mio marito Stefano che mi accompagna in lungo e in largo per l’Italia, ha una gran pazienza ma è consapevole che il mio è un gran bel mestiere 

Tra dieci anni come ti vedi? 
A far concerti ma spero anche docente d’arpa in qualche Conservatorio, o chissà, magari come parlamentare in Belgio, l’importante è non dover rinunciare alla musica!


PRIMA PAGINA di Reggio Emilia
DOMENICA 23 GIUGNO 2013

Le sfumature femminili nelle corde dell’arpa
di Cristina Bertolini

Carla They è nata a Parma in una famiglia di musicisti, ma la sua attività si divide tra Parma e Reggio con qualche puntata anche fuori dall'Italia. Attualmente insegna arpa classica e celtica al circolo didattico-musicale Ferruccio Busoni di Scandiano. Ha frequentato il conservatorio Boito di Parma e successivamente il Nicolini di Piacenza dove si è diplomata a pieni voti nel 1990. Dopo una parentesi come indossatrice per la moda, ha avviato la propria carriera di solista che l’ha portata a esibirsi in importanti istituzioni internazionali e teatri come il Magnani di Fidenza, il Regio di Parma, il Valli e l’Ariosto di Reggio, fino al Bibiena di Mantova e al Verdi di Busseto, dal Palazzo dei Congressi di Campione d’Italia a Palazzo Vendramin di Venezia, Palazzo Brancaccio e villa Aurelia di Roma, all’estero al Consolato italiano di Parigi, al Grand Hotel Hermitage di Montecarlo e al Volkshaus di Basilea, inoltre ad Amsterdam, Lugano e altre località. Sempre come solista ha partecipato al concerto per la presentazione della Lettera del Papa agli artisti nella Basilica della Ghiara di Reggio e al grande concerto Gli Stati Uniti incontrano Parma all’Auditorium Paganini con i più grandi arpisti americani. 
"La mia è una lunga storia accompagnata dalla musica - spiega Carla - La bisnonna Bianca, figlia di melomani, studiò l'arpa al conservatorio Boito. Il marito però non le concesse di suonare come professione (erano altri tempi e per le convenzioni dell'epoca non stava bene che una donna viaggiasse per lavoro) così lei abbandonò l'arpa, ma trasmise la passione per la musica a mio nonno che si diplomò in trombone e diventò capo-orchestra del teatro Regio per vent'anni, fino ai primi anni Ottanta. Al compimento dei dieci anni mio nonno Mario mi portò a conoscere la professoressa d'arpa e altri insegnanti del conservatorio che erano stati suoi ex colleghi: con l'arpa fu amore a prima vista e mi colpì soprattutto per la grazia e la femminilità che evocava. Era evidentemente nel mio dna. A casa mia si viveva di pane e musica. Mio padre Rolando è stato un percussionista di fama: ha suonato in teatri importanti e con l’orchestra della Rai. Già da piccola frequentavo i teatri e spesso mio nonno mi permetteva di assistere alle prove sia al Regio che in Arena a Verona. La prima opera completa che vidi fu Il Trovatore di Verdi al Ponchielli di Cremona, con mio padre che suonava in orchestra. Seguirono poi concerti, balletti e spettacoli teatrali ma la musica la ascoltavo anche in casa: Vivaldi, Bach, Tchaikowsky, Puccini, Wagner. In realtà da bambina il mio sogno era diventare ballerina classica ma mi fu sconsigliato data la mia altezza non comune, che però mi ha permesso di fare la modella per alcuni anni, fino al 1995". 
Ma la moda resta solo una parentesi. 
"Sentivo che mi mancava qualcosa - spiega Carla - E proprio durante una sfilata di alta moda al teatro Regio, ho incontrato un soprano. Una chiacchierata ed è nata l’idea di creare un sodalizio artistico". 
Da lì in poi Carla infatti ha dato vita a varie formazioni cameristiche: flauto e arpa, violino e arpa, duo d'arpe, trio pianoforte, flauto e arpa. Dal 1995 si dedica in particolare al duo soprano-arpa e ha tenuto centinaia di concerti in teatri, chiese e sale da concerto di diversi paesi d’Europa curando personalmente le trascrizioni per arpa di tutti i brani. Tra le esperienze più significative c'è il concerto con il grande soprano neozelandese Gina Sanders. 
"Il duo soprano-arpa in effetti fu molto amato nel secolo scorso – spiega Carla – Anche la duchessa Maria Luigia amò tanto l'abbinamento voce-arpa che nel fondo musicale a lei dedicato presso la biblioteca Palatina ho ritrovato vari brani inediti composti per questo organico. Riguardo invece alle trascrizioni, sono frutto di un mio paziente lavoro di rilettura delle partitura: naturalmente scelgo accuratamente autori che amo e brani, diciamo, adatti all'arpa, rivisti spesso in chiave intimistica che nulla perdono in suggestione e bellezza. Uno dei miei ultimi lavori è relativo a una splendida Ave Maria di Tosti e sono molto contenta del risultato”. 
Carla ha fondato il trio Le Violette di Parma (soprano, arpa e voce recitante) e con loro si è esibita in teatri di tutta Italia. Ha intrapreso da alcuni anni lo studio dell'arpa celtica, evoluzione che le consente di partecipare a numerose rassegne di musica antica e rievocazioni storiche come quelle al castello di Grandson, al palazzo municipale di Lugano, al castello Malaspina di Massa. Carla ha lavorato anche per il teatro in molti spettacoli come Scritture Vegetali con l'attrice Paola Pitagora, Carpe Diem per la regia di Francesco Esposito, Vi scrissi ieri da Fiorenzuola per la regia di Enrico Stinchelli (trasmesso in diretta su Rai Radio 3). Di recente ha partecipato alla pièce teatrale Cara Clarina per la regia di Mario D' Avino che dopo il debutto al teatro Arena del Sole di Roccabianca, è stato rappresentato al teatro Asioli di Correggio e teatro Filodrammatici di Piacenza. Ha partecipato anche a Parma Poesia Festival 2007 e alla giornata conclusiva dedicata ad Attilio Bertolucci nell'edizione 2008. In ambito operistico ha contribuito come musicista e vicedirettore artistico alla messa in scena di Tosca, La Traviata, La Bohème, Elisir d’amore, Rigoletto per la rassegna estiva a Reggio. La sua attività spazia anche nell’ambito della musica leggera e jazz. Collabora infatti a spettacoli e produzioni discografiche con importanti musicisti, in particolare il grande concerto Orkestrando all'auditorium Paganini di Parma, Occhi verdi color di foglia, tributo a Fabrizio De André sempre al Paganini e il tributo a Lucio Battisti al Parco Eridania di Parma. Ha ricevuto anche numerosi riconoscimenti e premi, come il prestigioso Angelo del Correggio per i concerti a scopo benefico. 
“Amo la musica e le arti in genere, spesso abbinandole tra loro – spiega - Alcuni anni fa ho ideato un duo voce recitante-arpa con una bravissima attrice e spesso il nostro duo si amplia coinvolgendo, ad esempio, altri strumentisti, cantanti lirici o la danza. Ho realizzato per il Comune di Parma lo spettacolo Il dono della musica che vedeva in scena oltre a me, un'attrice e due cantanti liriche. La musica si è fusa perfettamente con la lirica e la parole e il risultato è stato magnifico, io e le colleghe alla fine eravamo commosse. Al giorno d'oggi non ha più senso fare distinzioni fra generi musicali, vorrei tanto avere il tempo di dedicarmi al jazz: quando suonai all'auditorium Paganini in trio con i concertisti Meko e Paul Hurst come bis facemmo il Canone di Pachelbel in versione ritmica, una delle esperienze più belle e divertenti della mia vita. Del resto il jazz e le improvvisazioni che si usavano nel barocco non sono tanto distanti. Con la mia arpa ho condiviso una vita intera, perché mi accompagna a ogni concerto. Per fare questo mestiere bisogna avere sempre voglia di lanciarsi in progetti e avventure nuove. E non si può fare a meno di farsi emozionare, perché poi è quello che si spera di suscitare in chi ti ascolta: l’emozione”. 
Appuntamento con Carla They e la sua arpa oggi alle ore 18 per il gran gala concertistico dei docenti dei corsi del circolo didattico-musicale Ferruccio Busoni nel Salone d’oro della Rocca del Boiardo Scandiano.


GAZZETTA DI PARMA
LUNEDI 6 AGOSTO 2012 

QUARTIERI: San Lazzaro

PERSONAGGI: Carla They arpista
di Margherita Portelli 

Emozioni pizzicate sulle corde: armonie che arrivano al cuore  


Uno tra i complimenti più gratificanti che ricorda fu: «Lei ha reso l’arpa de­mocratica». E dopo aver suonato in teatri e auditorium, co­me in strade, boschi, e addirittura caseifici, Carla They, nota arpista parmigiana, non fa fatica a capir­ne la ragione. «L’arpa non è di nicchia, perché le emozioni che è in grado di generare devono es­sere di tutti». 

Lei, che da oltre trent’anni pizzica le corde con una grazia invidia­bile, ha la musica nel sangue: co­me la bisnonna ha studiato arpa, e grazie al nonno Mario They, che fu un noto capo orchestra del Tea­tro Regio, si è appassionata alle note. 

Il papà si dedicò agli strumenti a percussione, e lei, appena ebbe l’età per entrare in conservatorio, decise che l’arpa sarebbe stata il suo futuro. 

E così fu, perché a parte una breve parentesi come modella, Carla They da trent’anni vive di melo­die: «Questo strumento mi dà la possibilità di spaziare dalla musi­ca classica alla celtica, dalla lirica alla melodica - spiega nella sua casa, che è anche una sala prove, di via Stendhal, quartiere San Laz­zaro -. Si tende a credere che un concerto d’arpa sia eccessivamen­te "impegnativo”, ma non è affatto così, al contrario, può essere an­che molto divertente». 

A seguirla in ogni suo spostamen­to, c’è la figlia Elena, 12 anni, fiera portabandiera della passione di famiglia, che canta nel Coro delle voci bianche del Teatro Regio. In un anno Carla They tiene decine e decine di concerti (dodici solo questo mese). 

Ha suonato anche in Olanda, Francia, Germania, Svizzera, Au­stria, ed è stata insignita del pre­mio «Meli Lupi» per meriti arti­stici, e dell’«Angelo del Correg­gio». 

«Con le mie arpe ho condiviso una vita intera, perché ad ogni concer­to mi accompagnano - spiega l’ar­tista, che nella sua abitazione im­partisce anche lezioni di musica -. Per fare questo mestiere bisogna avere sempre voglia di lanciarsi in progetti e avventure nuove. E non si può fare a meno di farsi emo­zionare, perché poi è questo quel­lo che si spera di suscitare in chi ti ascolta: l’emozione». Di sicuro si emozionerà, Carla They, il prossi­mo 19 settembre: «All’auditorium del Carmine con tante altre note musiciste e cantanti parmigiane terremo un concerto il cui ricavato sarà destinato alle popolazioni terremotate dell’Emilia - precisa -. Un appuntamento da non man­care».


GAZZETTA DI PARMA
DOMENICA 15 AGOSTO 2010
Un viaggio lungo vent' anni in compagnia di un’arpa

La musicista Carla They festeggerà l’evento con un calendario ricco di concerti

 

Mara Varoli


La musica? Be’, una co­sì ce l’ha nel sangue. 
E quando la vedi suo­nare, è l’arpa a guida­re lei, ascoltarla, pas­so dopo passo, in eleganti gesti che dipingono la melodia. Il viaggio di Carla They comincia dalla prima nota e accompagna il pubblico in luoghi diversi, nel mistero di uno strumento che così come sa creare intime at­mosfere è capace di immagini corali. E per Carla il 19 settem­bre saranno vent’anni di viaggi: la sua intensa carriera. 

Era il 1990 quando il Conser­vatorio di Piacenza le diede in mano il diploma: un foglio uti­le, per carità, anche se le parole non attestano mai abbastanza come il «respiro» di una vita. Certe cose le sai fin da piccola. O le senti. «A casa mia si viveva di pane e musica - ricorda Carla They -. Mio nonno Mario è stato caporchestra del Teatro Regio dal 1950 al 1970. E ancor prima, la mia bisnonna Bianca, figlia di melomani, ha studiato arpa al Conservatorio Boito». La mu­sica come tradizione. Che supe­ra le forme e dopo lo studio è il cuore che vince nella perfor­mance: questo accade con la sua arpa. Ma Carla They con­tinua a raccontare: preferisce allontanare i complimenti di chi ne ammira l’estro. «Oltre al fatto - dice - che anche mio pa­dre Roldano è stato un percus­sionista di fama: ha suonato in teatri importanti e per la Rai. Così a dieci anni mio nonno mi portò in Conservatorio. Mi colpì il fatto che chi studiava l’arpa fossero tutte donne: un amore a prima vista, con questo stru­mento dal suono magico». Fino al diploma, poi la parentesi nella moda. Già, Carla indossa­trice, giusto al 1995. Roma, Bo­logna, Milano, «ma sentivo - confessa - che mi mancava qual­cosa. E proprio durante una sfi­lata di alta moda al Teatro Regio, ho incontrato un soprano. Una chiacchierata e l’idea di creare un sodalizio artistico». Quando il destino non molla e prima o poi accade. Guarda il caso, con un debutto sul palco del nostro Regio, nel marzo del 1995: «Un debutto particolarmente emo­zionante, ma poi andò tutto be­ne e la gente era entusiasta. An­che perchè era raro vedere un duo arpa e soprano: per molti, una rivelazione». E forse anche per lei: chiuso in parte con le passerelle e si riparte per il viag­gio. A oggi, mille concerti. 

«A casa mia 
si viveva di pane 
e musica.  il nonno Mario era caporchestra»

Ma  anche qui si fa fatica a tirarle fuori i ricordi. In verità, il mu­sicista ha solo un modo per esprimersi: la sua arte, magari senza spartito e con l’improvvi­sazione. Di questo Carla They è ormai esperta. Lei che ogni volta prima di entrare in palcoscenico dice la «preghierina». In ensem­ble, in duo ma anche come so­lista. Eccolo il concerto del 2008 al Paganini: «Sì, è stata una grande soddisfazione. Poi, alla Casa della Musica con Paola Pi­tagora per letture tratte da D’An­nunzio. Paolo Crepet mi ha vo­luta per accompagnarlo nelle presentazioni del suo ultimo li­bro. Senza dimenticare il Festi­val Verdi con l’Orchestra del Teatro Regio e il concerto al ca­stello reale di Amboise alla pre­senza di autorità e rappresentati della nobiltà europea. Anche quest’estate è stata impegnativa: molti concerti si sono concentra­ti in Liguria. Ad Albenga è stato pianoforte, arpa, soprano e teno­re con arie d’opera e operetta. Abbiamo improvvisato, come ac­cade nel jazz, e la gente si è di­vertita insieme a noi. A Varazze è stato un concerto all’alba, con un duo d’arpa: un’esperienza bellis­sima. Un’atmosfera e una luce che ci hanno sorpreso». In programma, per quanto ri­guarda la moda, il 5 settembre sfilerà a Fontanellato per l’even­to «La moda, la luna e le stelle» e il 30 settembre all’auditorium Paganini per un importante evento benefico. Il 25 settembre suonerà a Parma al premio Me­dici scrittori; il 27 a Sestri Le­vante con violino e arpa; il 28 a Viadana in chiesa con soprano e arpa; il 7 settembre al Festiva letteratura di Mantova e altri concerti con «Musica intorno al fiume», sempre in Emilia. A ot­tobre, serata a invito alla Pina­coteca Ambrosiana di Milano, che apre solo raramente per concerti. Mentre a dicembre, sono in programma concerti con il Coro Voci Bianche del Re­gio. Tutto questo, insieme alla tournée dello spettacolo «Ora­torio di Natale», con attori e musicisti dell’associazione «Al­ta». E sarà ancora un viaggio, in quei luoghi del sentimento. Che sia celtica, operetta, musica ba­rocca, Ottocento e Novecento, l’emozione accompagna>


INFORMAZIONE DI PARMA

venerdì 23 luglio 2010

L’INTERVISTA La notissima arpista parmigiana festeggia fra poco i suoi vent'anni di carriera

Carla They, musica senza confini

«Vorrei tanto avere il tempo di dedicarmi anche al jazz» 

Paolo Borgognone

Avederla così, giovane, entusiasta e con il fisico da top model, non si direbbe. Eppure l’arpista parmigiana Carla They festeggia vent’anni di carriera. Informazione di Parma, in questa ricorrenza così importan­te, ha voluto conoscerla meglio. La musica è una tradizione nella sua famiglia. 
Come mai ha scelto proprio l’arpa?
«E’ una lunga storia: la mia bi­snonna Bianca, figlia di melomani, studiò l'arpa al conservato­rio Boito; il marito però non le concesse di fare la professione (erano altri tempi e per le con­venzioni dell'epoca non stava bene che una donna viaggiasse per lavoro) così lei abbandonò l'arpa, ma trasmise la passione per la musica a mio nonno che si diplomò in trombone e diventò capo-orchestra del Teatro Regio per vent'anni, fino ai primi anni '80. Quando avevo dieci anni, da- to che ero portata per la musica, mio nonno mi portò a cono­scere la professoressa d'arpa e al­tri insegnanti del conservatorio che erano stati suoi colleghi: con l'arpa fu amore a prima vista e mi colpì soprattutto per la grazia e la femminilità che evocava. Era evidentemente nel mio Dna».
Lei ha fondato diverse for­mazioni cameristiche con organici spesso inediti (per esempio, flauto, arpa e per­cussioni). Qual è il suo obiet­tivo quando dà vita a un nuo­vo progetto?
«Innanzi tutto la valorizzazio­ne e la conoscenza dello stru­mento (nel caso del trio che lei cita, in particolare l'arpa celtica) visto sotto aspetti nuovi che pos­sano incuriosire il pubblico. Ho fondato anche un trio formato da duo d'arpe e danzatrice, molto femminile e raffinato».
Lei ha riportato in auge l’abbinamento voce lirica-ar­pa, che molti suoi colleghi hanno poi ripreso e imita­to. Quello che colpisce sono le trascrizioni delle comples­se partiture operistiche, che mantengono le stesse carat­teristiche timbriche e armo­niche anche con la sola arpa. Le cura lei personalmente?
«Il duo soprano-arpa in effetti fu molto amato nel secolo scorso, pensi che anche la duchessa Maria Luigia amò tanto l'abbina­mento voce-arpa che nel fondo musicale a lei dedicato presso la biblioteca Palatina ho ritrova­to vari brani inediti composti per questo organico. Riguardo inve­ce alle trascrizioni, sono frutto di un mio paziente lavoro di rilettu­ra delle partitura: naturalmente scelgo accuratamente autori che amo e brani, diciamo, adatti all'arpa, rivisti spesso in chiave intimistica che nulla perdono in sug­gestione e bellezza. Il mio ultimo lavoro è relativo ad una splendi­da Ave Maria di Tosti, sono mol­to contenta del risultato».

Qual è il suo rapporto con la lirica?

«Ho assistito ad una recita di Trovatore all'età di sei anni, in ca­sa sentivo mio padre (percussio­nista di fama) e mio nonno che studiavano i passi orchestrali del­le opere, inoltre in estate seguivo il nonno a Verona per alcuni pe­riodi in quanto lui organizzava le trasferte dell'orchestra di Parma all'Arena. Ora porto avanti il di­scorso con la realizzazione di opere liriche accompagnate da arpa e pianoforte, è un opera­zione stimolante e impegnati­va, pensi che in accasione di una recente Madama Butterfy a Ferrara il collega pianista mi ha fatto accompagnare da sola tut­to il celebre “Coro a bocca chiu­sa” e il finale dell'opera, una bel­la responsabilità! ».

Lei collabora spesso con attrici e danzatrici. Quindi come musicista ha unavisio- ne teatrale a 360 gradi?

«Si, amo la musica e le arti in ge­nere, spesso abbinandole tra lo­ro: alcuni anni fa ho ideato un duo voce recitante-arpa con una bravissima attrice e spesso il no­stro duo si amplia coinvolgendo, ad esempio, altri strumentisti o cantanti lirici o la danza. Ho re­centemente realizzato per il co­mune di Parma un spettacolo dal titolo Il dono della musica che vedeva in scena oltre a me, l'attrice e due cantanti liriche. La musica si è fusa perfettamen­te con la lirica e la parole e il risul­tato è stato magnifico, io e le colleghe alla fine eravamo com- mosse: ripeteremo questo spet­tacolo il primo agosto al mona­stero di Monterosso in Liguria».

Lei supera le normali bar­riere tra i generi musicali?

«Al giorno d'oggi non ha più senso fare distinzioni fra generi musicali, vorrei tanto avere il tempo di dedicarmi al jazz: quando suonai all'auditorium Paga­nini in trio con i concertisti Meko e Paul Hurst come bis facem­mo il Canone di Pachelbel in versione ritmica, una delle espe­rienze più belle e divertenti del­la mia vita! Del resto il jazz e le improvvisazioni che si usavano nel barocco non sono tanto distanti, non trova? ».

Cosa ha in cantiere per i prossimi mesi?

«Il progetto Pascoli, poeta che adoro, era nel cassetto da anni e con l'aiuto di un bravo regista so­no finalmente riuscita a realizzarlo: tra le prossime date una alla bi­blioteca Palatina in autunno. Per il resto, sarò in tournée tutta l’estate e poi al Festival Verdi in ottobre con l'orchestra del Re­gio.


GAZZETTA DI PARMA
LUNEDI 8 OTTOBRE 2012

Nato un secolo fa all’ombra del Conservatorio, fu primo trombone e battagliero capo-orchestra del Regio

They, un musicista «scomodo»
Lorenzo Sartorio

Nel «Ballo in maschera» del 1964 venne colpito da un calamaio scagliato nel golfo mistico dal baritono Mac Neil 

Oltre essere stato un valente musicista (1° trombone nell’Orchestra del Teatro Regio) fu un uomo che non amava i soprusi tant'è che, più volte, anche nella sua vita professionale, rimarcò questo suo stile raccogliendo l’apprezzamento e la stima dei colleghi. In questi giorni ricorre il centenario della nascita del maestro Mario They, figura molto nota nel pianeta musicale della nostra città e del Teatro Regio per avere fatto parte dell’orchestra del massimo tempio parmigiano della lirica. 
Parmigiano del sasso, nato in borgo del Carmine, ad un tiro di schioppo dal Conservatorio di Musica, il giovane Mario, forse perchè fin da piccino iniziò ad avvertire voci melodiose e note musicali uscire dalle finestre della «scuola della musica», cominciò subito ad avere un grande feeling con il pentagramma anche perchè in famiglia grazie al nonno, al papà, alla mamma concertista d’arpa, respirò a pieni polmoni l’amore per la buona musica. 
Allievo del maestro Damato, si di­plomò in trombone, col massimo dei voti, nel 1930 e studiò anche compo­sizione e strumentazione per banda. La sua carriera iniziò nell’immediato dopoguerra e durò fino all’inizio degli anni Ottanta. 
Il periodo in cui il maestro They fece parte dell’orchestra del Regio non fu dei più facili. Infatti, il nostro Paese usciva dalla drammatica e lunga pa­rentesi della guerra e stava pian piano risollevandosi. 
Nonostante oggettive difficoltà d’ogni tipo, non ultime quelle di natura economica che investivano tutti i settori ivi compreso il teatro, unitamente all’indimenticato Peppino Ne­gri, allora sovrintendente del Regio e assessore alla cultura del Comune, riu­scì a realizzare stagioni lirico-sinfoniche di altissimo livello. 
Va ricordato, a questo punto, che big della lirica del calibro della Tebaldi, Callas, Olivero, Corelli, Del Mona co, Kraus, concertisti insigni come Benedetti Michelangeli, Horovitz e altri prestigiosi nomi della musica approdarono al Regio in quegli anni. 
They organizzò pure le trasferte estive dell’orchestra all’Arena di Verona ed in altri importanti teatri ita liani ed europei. Fu lui a battersi per trasformare l’allora sala parrocchiale nel Teatro Pezzani dove vennero rappresentate opere liriche con giovani debuttanti contribuendo, così, a far conoscere ad un più vasto pubblico, per lo più giovane, la buona musica. 
E poi Mario They uomo rigoroso, preciso e irreprensibile dotato di quel combattivo carattere celtico molto probabilmente ereditato dai suoi avi di stirpe irlandese. 
Ricoprì l’incarico di capo-orchestra del Regio, docente, nonché sindacalista dei professori d’orchestra di Parma, fondatore della cooperativa «Ar. Pa. » e preparatore della banda di palcoscenico tanto da meritarsi l’ap­prezzamento di illustri direttori d’or­chestra di come Antonino Votto, mae­stro di Riccardo Muti. 
A Mario They sono legati alcuni ricordi-aneddoti della sua vita non certo tranquilla, sotto il profilo professionale, come ricorda la nipote Carla They nota e stimata concertista d’arpa che ha seguito le orme del nonno. 
Primo trombone dell’Orchestra del Regio negli anni Cinquanta, They, con gli altri orchestrali, di tanto in tanto si imbatteva in direttori d’orchestra pre­suntuosi, arroganti che, a volte, rasen­tavano e superavano il limite della ma­leducazione. 
Arrivò al Regio per una stagione un direttore indisponente che continuava ad insultare gli orchestrali minacciando di... morderli, ovviamente in senso figurato. Tensione alle stelle, uomini con i nervi a fior di pelle e donne in lacrime, They, ad un certo momento, si alzò in piedi sbottando « ma vai a mordere tua sorella» rivolto al maestro il quale, finalmente, capì di cambiare tono non di musica, ma come modo di fare. 
Il nome del prof. They è legato anche ad una delle serate più burrascose della storia del Teatro Regio, quella dell’inaugurazione della stagione lirica 1964-65 con il «Ballo in maschera» di Verdi, poi interrotta a metà dell’opera per la fuga di uno dei cantanti. Il «fattaccio», che vide They involontario protagonista, accadde quando il famoso baritono americano Cornell Mac Neil, che sosteneva la parte di Renato, non sopportando oltre i mormorii di disapprovazione rivolti da parte del pubblico alla «sua» Amelia (il soprano Luisa Maragliano), ed equivocando su un «cretino! » lanciato da uno spettatore di platea al loggione, rovesciò il tavolo in scena: le suppellettili volarono come proiettili e un pesante calamaio andò a finire nel golfo mistico, colpendo alla testa un orche­strale, appunto il prof. They. 
L'opera, che era diretta dal M.° Fausto Cleva, già collaboratore di Toscanini, dovette poi essere interrotta perché il furioso baritono dopo essersi barricato in camerino, abbandonò il teatro rifugiandosi in albergo. Seguirono polemiche a non finire che rimbalzarono sui giornali di mezzo mondo e cause giudiziarie in cui il prof. They fu uno dei principali testimoni. 

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Stefano Zanetti,
16 mag 2014, 06:49
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Stefano Zanetti,
12 giu 2012, 07:39
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Stefano Zanetti,
12 giu 2012, 07:38
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Stefano Zanetti,
6 ago 2012, 08:39
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Stefano Zanetti,
8 ott 2012, 08:42
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Stefano Zanetti,
25 giu 2013, 10:34
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